Il segreto è nel cervello!

Spesso patologie come depressione, schizofrenia, disturbo bipolare,  si associano a una sorta di condanna, perchè vengono considerate malattie genetiche, in pratica se ti vengono, sei condannato a combatterci a vita, perchè questo è scritto nei tuoi geni.

La genetica, è una condanna?

Sebbene i mass media riferiscono di specifici geni correlati a determinati disturbi psichiatrici, i risultati degli studi genetici, ad oggi, non hanno portato a nessuna correlazione lineare e definitiva tra geni e psicopatologie.

Il fatto che alcune persone riportano di avere genitori con depressione o disturbi ansiosi, non dimostra necessariamente che ciò sia legato a una componente genetica, perchè potrebbe essere frutto di un apprendimento.

Se un figlio vede il genitore sempre depresso o con comportamenti francamente ansiosi, che di fronte ai problemi tende a chiudersi in se stesso, rinunciando ad affrontarli, crescendo potrebbe apprendere e riproporre le stesse modalità comportamentali.

Mancherà la Serotonina?

In parallelo molte persone si chiedono se i disturbi psichici siano di origine biologica, in pratica se ci sia un’alterazione fisica del cervello e di conseguenza se i disturbi mentali siano dovuti a squilibri neurochimici.

Ad oggi, grazie alla scoperta della neuroplasticità cerebrale, chiedere se c’è un origine biologica o psichica, è un pò come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina.

Il premio Nobel, Eric Kandel, nel 2000 dimostrò che l’apprendimento aumenta le connessioni fra neuroni e attiva geni che modificano la struttura neurale.

Nel tempo si è scoperto che il cervello è “plastico” anche in età adulta, di conseguenza, l’esperienza di vita, l’apprendimento ed i pensieri, sono in grado di apportare modifiche strutturali e funzionali al cervello.

Il cervello è in continuo sviluppo e cambiamento nel corso dell’intera vita. Le reti sinaptiche, compresa la corteccia, si riorganizzano continuamente grazie alle esperienze emotive e cognitive dell’individuo.

Ad oggi, inoltre, non è stata dimostrata una correlazione tra i livelli di certi neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, ecc) e un dato disturbo psichico.

Da notare, che qualora questa correlazione venisse dimostrata, non significherebbe che i primi siano la causa dei secondi.

Potrebbe essere il contrario, cioè  che sia il disturbo psichico, la causa del cambiamento nei livelli di alcuni neurotrasmettitori o dell’attività di alcuni circuiti cerebrali.

Ad esempio, se potessimo sottoporre a una PET una persona che è appena stata lasciata dal partner e che manifesta profonda tristezza, l’esame potrà rivelare una serie di modificazioni nel suo funzionamento cerebrale.

La tristezza infatti si rifletterà in vaste porzioni del cervello. In questo caso specifico, però, nessuno sosterrebbe che sono le modificazioni neurofisiologiche (cioè mancanza di serotonina o altri neurotrasmettitori) a portare tristezza.

Al contempo, sapere che la persona sta male perchè è triste, non porta al vero nucleo del problema,cioè l’abbandono del partner.

Questo dimostra che ragionare in termini di sola biologia ha poco senso. Pensare che una mancanza di serotonina porti la depressione, è davvero ingenuo.

Mente e cervello si influenzano reciprocamente, interagendo con l’ambiente esterno e con l’esperienze che la persona ogni giorno compie.

Alla luce di tutto ciò diventa davvero riduttivo credere che una semplice “pillola”, possa sistemare tutto.

Le Neuroscienze

Essendo il cervello plastico e in continuo cambiamento, l’esperienze di vita, nuovi modi di pensare, comportamenti alternativi più funzionali, possono davvero modificare le nostre reti neuronali.

Tutto questo cosa dimostra ?

Le ricerche dimostrano che l’espressione genica sia modificata dalle esperienze e mediata dai cambiamenti a livello biologico, di conseguenza una cosa influenza l’altra.

Se come dicevamo prima, l’apprendimento può modificare l’espressione genica e la connettività neurale, la psicoterapia, come processo di apprendimento, diventa fondamentale per modellare l’assetto delle connessioni cerebrali.

Cambiare comportamenti disfunzionali, disposizioni emotive, significa cambiare l’assetto di sinapsi e strutture cerebrali.

Hebb, uno psicologo, nel 1949 scoprì di come l’apprendimento produce nuovi legami tra neuroni: quando due neuroni si attivano insieme e ripetutamente, in entrambi si verificano delle reazioni chimiche per cui il legame tra i due tende a essere più forte.

Di conseguenza si formerà un circuito neurale che manterrà nel tempo una più bassa soglia di attivazione (si attiveranno prima e più facilmente) e questo renderà difficile abbandonare comportamenti abituali e automatici, anche quando sono patologici.

Queste abitudini acquisiranno un controllo sempre maggiore in una determinata mappa cerebrale deputata a quel comportamento, impedendo che quello spazio venga occupato da altre abitudini, seppure più positive (ecco la difficoltà a cambiare cattive e insane abitudini).

In conclusione, la psicoterapia diventa uno strumento fondamentale per aggirare le resistenze al cambiamento e introdurre nuovi modelli comportamentali e cognitivi che reiterati nel tempo, possano ristrutturare le reti neurali.

Il farmaco, in alcuni casi, può facilitare nei circuiti cerebrali, l’apprendimento e l’adattamento ma per fare in modo che il cervello apprenda le cose giuste è necessario cambiare percezione e comportamenti attraverso un percorso terapeutico.

Lo scopo dell’apprendimento è la crescita, e la nostra mente, a differenza del nostro corpo, può continuare a crescere fintanto che continuiamo a vivere.
(Mortimer J. Adler)

 

 

 

Doidge N., “Il Cervello infinito”, Ponte alle Grazie, 2017

Caputo A., Milanese R., “Psicopillole”, Ponte alle Grazie, 2017

 

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